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Il teatro napoletano sul palcoscenico della vita.La commedia,la tragedia,la sceneggiata nell'indole napoletana e nei personaggi della strada.

 
             
   

 

Pauluccio 'o drogato.

Pauluccio era il terrore delle ragazze. Quando lo vedevi barcollare per la strada, con la busta di plastica nel braccio, fedele e silenziosa compagna di avventura e quegli occhi rossi color sangue come di chi ha appena versato mille lacrime, speravi ardentemente di essere invisibile."Tenisse ciento lire? Ja', damme ciento lire! T'aggio ditto damme ciento lire!" incalzava."No Paulù nunn 'e tengo, famme sta quieta pe piacere!" Ed era allora che si temeva il peggio. Pauluccio, indignato, passava al contrattacco e non certo affidandosi ai sottintesi, ti metteva in una tale situazione di imbarazzo che avresti desiderato di  non avergli mai negato la moneta. Ma ormai era un copione ripetuto e spesso ci scappava la risata , in fondo, Paolo era benvoluto,un attore della compagnia di quella strada.Una volta Carmela era nel bar e guarda caso anche lui era là. L'insistente le chiedeva una merendina "Accatteme 'o mottino! E ja' e ja' e ja'!" " Paulù" disse Carmela

" T ' 'o accatto si me dice che significa stu MVM* ca tiene tatuato 'ncopp' 'o braccio." "Mammà voglio 'o mottino!" -rispose lo sfacciato-

Come dirgli di no, morendo di risate?

 

*Acronimo di  ' mamma vita mia' .

   
             
   

                                                

 

Il vendiattore ambulante

Sale sull'autobus con in collo un borsone, lo piazza su un sediolino, lo apre, tira fuori lestamente spazzole mollette per il bucato, spugne, sacchetti per il freezer. Con fare sicuro li incastra, senza forzare, nelle mani dei passeggeri imbambolati come da un incantatore di serpenti, poi si allontana, posizionandosi come su di un palcoscenico, nel punto più visibile e da cui può dominare la platea. Comincia qui la sua interpretazione tragicomica, deve dare del suo meglio. Illanguidisce gli occhi, le labbra sapientemente tremolanti,la voce vibrante di pathos, le braccia accompagnano le parole, esordisce cantilenando: "Buongiorno a tutti signori, scusate se vi disturbo ma pure io me metto scuorno 'e fà sta vita, pure a mme me piacesse cu sta jurnata 'e friddo 'e sta 'a casa  'a ttavola cu 'e figlie mieje a me magnà nu piatto 'e broro cavero... tengo 'e spugnette 'e spazzule 'e mullette p''e panne! accattateve quaccosa che ve costa? Ch'aggia  fà? Aggia  i' a 'rrubbà ?... tengo 'e buste pe congelà! Scusate se vi disturbo, pure io me metto scuorno ma sò disoccupato e nun voglio i' a 'rrubbà... tre accendini solo un euro, tengo pure 'a 'ccendigas...pure io me metto scuorno, sulo n'euro, che ve costa? I presenti sono rimasti ad ascoltarlo con tra le mani il campionario della teatralità. Nessuno vuol comprare e il nostro istrione, come chi smonta la scena in fretta e furia, ritira in silenzio dai viaggiatori spugne sacchetti e mollette, li rimette nel borsone, sta per chiudere. Ma qualche cosa brilla sul suo fondo. "TENGO PURE 'A BANDIERA 'E L' ITALIA!" -ultimo barlume di speranza- "Dammella a mme." - risponde l'autista.-

 

   
             
     

Sul city sightseeing

 

E' strano come, visti dall'esterno, certi lavori sembrano diversi da quelli che realmente sono. Gurdandolo passare per le strade di Napoli, il famoso city sightseeing ci appare come un enorme vascello che naviga nel mare della cultura e delle bellezze. L'autista ne è il fiero capitano che sfida le acque per il suo equipaggio e la hostess, al suo fianco, l'eroina che dispensa protezione e sapere. Che bello! Che bel lavoro! Ma un giorno a Napoli pioveva e l'equipaggio fuggì in fretta e furia dal ponte. Un portellone non fu chiuso e la pioggia penetrò sotto coperta ma la hostess-eroina si lanciò tra gli scrosci, armata di corazza-K-way e scudo-ombrello per eliminare il pericolo. Intanto il capitano sfidava il mare (di lamiere) che si ingrossava sempre più. Ma la pioggia...attenzione!

Ha invaso la cambusa! E forse oggi si salta pure il rancio.

 

   
             
   

 

Napoli:i bambini e i musei.

La tenerezza e l 'ingenuità dei  piccoli,la loro semplicità ed il loro essere ancora al di fuori di certi linguaggi e convenzioni è sempre disarmante.Spesso le loro risposte alle nostre domande ci lasciano sorpresi e divertiti..C'è una scolaresca in un museo, c'è un'operatrice didattica che spiega e cerca di coinvolgere i bambini,di attrarre la loro attenzione sulle opere. Si fermano davanti ad un dipinto,il ritratto del grande Tiziano.Qui è raffigurato con baffi e lunga barba grigia, una stola di pelliccia che gli copre le spalle, il volto rugoso. Guardate, bambini -dice la guida-Chi può essere, secondo voi, questo signore? Guardatelo bene...la barba...la pelliccia...chi può rappresentare? Che "lavoro" poteva fare? Una vocina esce dal gruppo, è di una bimba, è determinata:

<<signorina,era un MONTANARO!>>

 

   
             

© 2007-2010 Testi ed immagini sono proprietà dell'autrice Gianna Caiazzo.

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